Strage nella miniera di Monongah

di R. Galtieri –

Centinaia e centinaia di minatori morti. Erano le 10:30 del 6 dicembre 1097. Assassinati dalla voglia di profitti dei padroni della Fairmont Coal Company. Il più grave ”disastro” minerario della storia degli USA. All’epoca, il numero ufficiale dei morti fu 361; di questi 117 italiani. Ma le vittime furono molte, molte di più. Centinaia erano i bambini, i ragazzi e gli uomini non registrati all’entrata in miniera. Essi non avevano, infatti, un contratto con la compagnia mineraria. Poiché il salario era a cottimo, i minatori potevano portare degli aiutanti che li aiutassero nel lavoro (caricare i carrelli, trasportare il carbone, curare i muli etc). Il sistema era denominato “pal-system” (sistema con l’amico). Con questo sistema i minatori aumentavano la produttività e quindi la misera paga, che poi dividevano con i loro “aiutanti”.

Molti portavano con sé i propri figli. Alla compagnia mineraria non importava, anzi, favoriva il sistema per evitare maggiori oneri, l’importante era che aumentasse la quantità di carbone estratto. Occorsero decenni perché il numero ufficiale delle vittime arrivasse a oltre 500. In realtà il paese – che contava 2.000 abitanti – venne praticamente dimezzato dal disastro. Neanche con l’inchiesta condotta 80 anni dopo, sotto la presidenza Clinton, si arrivò ad una corrispondenza tra il numero ufficiale dei morti e la realtà.

Inutile dire che il rapporto ufficiale scagionò la Fairmont Coal Company da qualunque responsabilità nell’incidente; veniva così di fatto preclusa la possibilità, per i parenti delle vittime, di ottenere un risarcimento dalla proprietà dell’impianto in sede giudiziaria.