“Gli amici della poesia”: dal 1982 la poesia al Casi

Intervista al poeta Rosario Sollami

a cura di Roberto Galtieri

“La poesia è qualcosa che ho sempre avuto in me. Ricordo di aver iniziato a scrivere poesia quando avevo 12 anni. La poesia, per me è tutto, è l’essenza della vita di ognuno di noi. Penso che tra le righe di una poesia si possa trovare il segreto della vita.” Rosario Sollami racconta così come è diventato poeta.

È Martedì, l’ormai classico incontro tra Bella Ciao e i suoi abbonati del Casi-Uo. Mi intrattengo con Rosario Sollami perché, dall’Italia è arrivata una poetessa siciliana, invitata da “Gli amici della poesia”.

Quando hai fondato il gruppo “Gli amici della Poesia” ?

Nel 1982 e grazie al Casi ci siamo potuti incontrare regolarmente. Da quel gruppo sono emersi Anita Nardon, Remo Timo Pozzetti, Gianni Montagna e tanti altri che hanno lasciato una traccia importante nella nostra emigrazione. E anche i nuovi componenti del gruppo promettono bene.

Le tue poesie sono in italiano, perché non anche in francese o fiammingo ?

Perché l’italiano è la mia lingua madre e perché solo nella lingua madre si possono esprimere al meglio i sentimenti del proprio animo.  Fino a 23 anni, poi, sono vissuto in Italia. Nonostante questa esperienza di un quarto di secolo qui in Belgio pur sentendomi italiano nelle mie radici, l’esperienza dell’emigrazione ha fatto sì che non mi senta né italiano, né belga.

Oltre che poeta è pittore e scultore, hai esposto tue opere più volte: qual è la tua visione dell’arte ?

L’arte va vissuta non pensando ai soldi; è qualcosa di universale. Non scrivo per gli immigrati o per i belgi, scrivo per raggiungere tutti. Così come sono pittore e scultore. La base dell’arte è l’uomo nel senso largo del termine. Per me esprimermi è un bisogno, creo quando ne sento il desiderio. Di solito scrivo quando sono triste: basta che ci sia qualcosa che mi colpisca, ad esempio la storia vissuta dai minatori.