Un film aspro, non carino

Di Marco Grispigni

Non è facile poter vedere un film italiano nelle ‘normali’ sale cinematografiche del Belgio. Il nostro cinema non è più, da lungo tempo, attrattivo per pubblici di altri paesi. Spesso racconta storie minori, autoreferenziali e poco interessanti. Anche la qualità strettamente cinematografica non è particolarmente brillante: al massimo ogni tanto riesce qualche operazione un po’ ammiccante, nella quale una bella fotografia e splendide immagini di città offrono un’idea d’Italia un po’ da cartolina, con un mix di stereotipi e di fascinoso senso di rovina che permettono a un film, come “La grande bellezza”, di arrivare sugli schermi di tutto il mondo.

Ma una rondine non fa primavera.

Indubbiamente, soprattutto in considerazione della qualità media dei film italiani, questa mancanza non è poi così grave. I nostri connazionali amanti del cinema possono spesso scegliere fra produzioni di altri paesi sicuramente più interessanti e innovative, senza contare che si risparmiano gli orribili ‘cinepanettoni’ nostrani infarciti dalla presenza di soi disant comici che trasbordano dai piccoli schermi a quelli più grandi.

Nelle ultime settimane è invece circolata in alcune sale cinematografiche una pellicola estremamente interessante, Il capitale umano di Virzì, un film aspro e non ‘carino’. La storia, ambientata in Brianza, segue le vicende intrecciate di due famiglie: la prima, ‘disgustosamente’ ricca, è composta da uno spregiudicato attore della grande finanza, una moglie, che per il lusso e l’agiatezza ha rinunciato ai suoi sogni di attrice di teatro, e un figlio, che nel lusso e nei privilegi vive contento e perfettamente integrato; l’altra è invece composta da un agiato agente immobiliare, affascinato dalla possibilità di entrare nel mondo della grande finanza, la sua giovane compagna (lui è divorziato), una psicologa che lavora nei servizi pubblici, e una figlia, del suo primo matrimonio, che attratta dal mondo dorato del lusso e della ricchezza se ne allontana disgustata.

Al centro della trama c’è la morte di un cameriere, investito da un potente Suv, mentre in bicicletta sta tornando a casa nella notte, dopo una giornata di lavoro.

La storia è raccontata, con un classico escamotage cinematografico, con gli occhi e dal punto di vista di tre personaggi: l’agente immobiliare, sua figlia e la moglie del ricco finanziere. Nel racconto emerge un altro personaggio centrale, la Brianza, una terra devastata nel paesaggio e nella morale dal principio dell’arricchimento tramite ogni mezzo, che ricorda il nordest descritto in numerosi romanzi, belli e feroci, di Massimo Carlotto. La Brianza che rappresenta, come una metafora, l’Italia intera, ma anche l’Europa, quel mondo in cui la ricchezza si costruisce grazie ad algoritmi che permettono, a finanzieri senza scrupolo, di investire somme favolose e creare denaro dal denaro. Quel mondo dove il valore della vita umana si chiama “capitale umano”.

“Importi come questo vengono calcolati valutando parametri specifici: l’aspettativa di vita di una persona, la sua potenzialità di guadagno, la quantità e la qualità dei suoi legami affettivi. I periti assicurativi lo chiamano il capitale umano”.

Grazie a questi “parametri specifici” la vita del cameriere ucciso sarà valutata in 218.976 euro.

Chissà, secondo questi parametri specifici, quanto vale il capitale umano di un popolo intero, quello greco per esempio?

Il capitale umano

Regia: Paolo Virzì

Anno: 2014

Durata: 109 min

Con: Fabrizio BentivoglioValeria GolinoValeria Bruni TedeschiFabrizio GifuniLuigi Lo CascioBebo StortiGigio AlbertiGiovanni AnzaldoMatilde Gioli Guglielmo PinelliPia Engleberth